La dichiarazione dei portuali di Genova in difesa della Global Sumud Flotilla è di una potenza rara, tanto simbolica quanto concreta.

Portuali di Genova

I portuali di Genova lanciano un messaggio a Israele: “Se anche solo per 20 minuti perdiamo il contatto con le nostre barche noi blocchiamo l’Europa. Da Genova per Israele escono 14.000 container all’anno: non faremo uscire più nemmeno un chiodo.”

Non è un avvertimento è un fatto

Quelle parole non sono soltanto un avvertimento, ma un atto di solidarietà attiva, un ponte tra il Mediterraneo e la lotta di un popolo sotto occupazione. Quando i lavoratori dicono “blocchiamo l’Europa”, non parlano soltanto di un gesto tecnico legato alle merci o alla logistica: parlano di una presa di coscienza collettiva, del rifiuto di essere ingranaggi silenziosi di un sistema che contribuisce all’oppressione.

Portuali di Genova ci rendono orgogliosi di essere Italiani

È la bellezza della dignità operaia che incontra la resistenza civile, unendo il mare, i porti e le braccia che ogni giorno fanno muovere le economie del continente. La loro affermazione, “non faremo uscire più nemmeno un chiodo”, evoca una forza poetica e rivoluzionaria. È un’immagine di rottura: la catena del commercio globale può incepparsi davanti a una scelta etica.

La politica ha fallito la base ha risposto

Ciò dimostra come la politica non sia solo appannaggio delle istituzioni o dei governi, ma possa nascere anche nei luoghi di lavoro, laddove la gente comune decide di mettere al centro la giustizia invece del profitto. C’è qualcosa di straordinariamente potente nel fatto che un gruppo di portuali, uomini e donne spesso invisibili al grande racconto mediatico, si ergano a scudo di una Flotilla che porta un messaggio di pace e libertà.

Portuali di Genova

È la dimostrazione che la solidarietà internazionale non è un concetto astratto, ma una pratica concreta, fatta di scelte che possono fermare il flusso delle merci e quindi intaccare gli interessi di interi stati.La bellezza di questa dichiarazione sta nella sua radicalità e nella sua chiarezza: non ci sono mezze misure, non c’è diplomazia ambigua. C’è la determinazione a dire che, di fronte all’ingiustizia, l’unico modo di essere umani è fermarsi, opporsi e rischiare.

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