È un’infamia che brucia come sabbia nel sangue: la Palestina continua a essere schiacciata sotto il peso di una violenza che il governo israeliano giustifica con la sicurezza, ma che da decenni produce solo rovine, orfani e un dolore che nessuna diplomazia ha il coraggio di guardare in faccia.

Palestina: è un’infamia che brucia come sabbia nel sangue

Ogni giorno, tra macerie e polvere, si consuma la stessa liturgia di sofferenza: case sventrate come reliquiari profanati, strade diventate corridoi dell’esilio, ospedali ridotti a ceneri. E ciò che sconvolge non è solo la ferocia di certe operazioni militari, ma il silenzio colpevole di chi, nel mondo, potrebbe fermare questo scempio e continua invece a voltarsi dall’altra parte.La comunità internazionale ha fatto dell’indignazione un esercizio retorico.

La falsità della propaganda

Comunicato dopo comunicato, risoluzione dopo risoluzione, nulla cambia: i civili continuano a essere travolti, la popolazione vive sotto assedio, e i principi fondanti del diritto umanitario vengono trattati come vecchie pergamene da museo, utili solo a essere evocate nelle conferenze stampa. L’impunità è diventata prassi, non eccezione. E mentre si discute di proporzionalità, geopolitica e diplomazia, migliaia di vite restano intrappolate in un limbo dove il mondo sembra essersi assuefatto alla tragedia.

Palestina: è un’infamia che brucia come sabbia nel sangue

Il governo israeliano continua a muoversi come se non dovesse rendere conto a nessuno: operazioni militari estese, bombardamenti in zone densamente popolate, restrizioni che soffocano ogni forma di vita civile. Eppure, ogni volta che qualcuno prova a denunciare, a chiedere chiarezza, a pretendere un’indagine indipendente, l’accusa di ostilità o faziosità si abbatte sulla discussione come un martello sacro.

Strategia collaudata

È una strategia collaudata, che permette di evitare il merito delle questioni: le vittime.E il mondo? Stanziato tra calcoli di alleanze, forniture militari e convenienze economiche, osserva senza agire. Nessun intervento deciso, nessuna linea rossa che abbia davvero un peso.

Palestina: è un’infamia che brucia come sabbia nel sangue

Gli equilibri geopolitici sembrano contare più della dignità umana, più dei bambini estratti dalle macerie, più di intere famiglie cancellate in un battito di droni.L’infamia, allora, non è solo nelle azioni compiute, ma nell’indifferenza globale che le circonda. La Palestina continua a sanguinare sotto gli occhi di tutti, e tutti continuano a dire che la situazione è “complessa”. Ma non c’è complessità che giustifichi la normalizzazione della sofferenza. Non c’è equilibrio diplomatico che valga quanto una vita umana. E questo, oggi, rimane il peccato più grande del nostro tempo.

Di Cento Righe

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