Oggi all’Angelus il Papa ha espresso preoccupazione profonda per la situazione in Venezuela dopo l’operazione militare statunitense che ha portato alla cattura del presidente Nicolás Maduro e della moglie. Il Pontefice ha chiesto che si garantisca la sovranità del popolo venezuelano e che lo “stato di diritto sia rispettato”, invitando tutti a pregare per il bene di quella nazione e per la sua stessa popolazione, duramente provata dalla crisi.
Oggi all’Angelus
È un richiamo alla legalità giusto e doveroso: la Chiesa non può e non deve ignorare le violazioni dei diritti umani o il ricorso alla forza fuori da regole condivise. Tuttavia, ciò che colpisce di questo Angelus è la cautela con cui il Pontefice ha toccato, senza nominarlo, il ruolo della Casa Bianca e del Presidente Donald Trump. Nell’atto di condannare implicitamente atti contrari al diritto internazionale e di invocare la pace, il Papa ha evitato di rivolgere un appello esplicito e duro a chi, come Trump, guida la potenza che ha ordinato l’intervento in Venezuela.
La prudenza di Robert
Questa prudenza, in un contesto in cui le aspettative su un richiamo forte alla legalità da parte della più alta autorità morale del Cattolicesimo erano elevate, lascia qualche perplessità. È comprensibile — e condivisibile — che un capo spirituale non entri nel merito della politica concreta, ma quando un’azione militare internazionale solleva gravi interrogativi su sovranità, diritto costituzionale, e conseguenze umanitarie, ci si aspetterebbe un messaggio più diretto verso chi detiene responsabilità di comando.
Oggi all’Angelus
Dire “rispettate lo stato di diritto” è giusto, ma non basta se non si nomina — con chiarezza cristallina — chi infrange o rischia di farlo. Un Papa può e deve chiamare il male per nome, e in questo caso sarebbe stato un segno di fermezza maggiore se avesse indicato con più forza che le potenze mondiali non possono assumere il diritto di governare altri Stati a propria discrezione, né possono eludere le regole che tutta la comunità internazionale ha sottoscritto.
Giusto ricordare la legalità
In definitiva, il Papa ha fatto bene a ricordare la legalità, ma non è stato abbastanza duro nel richiamare alla responsabilità chi detiene il potere politico più significativo del pianeta. In un momento in cui tanti guardano alla Chiesa come voce di coscienza, la vaghezza diplomatica rischia di apparire più timore che testimonianza profetica.
