Lo Stato talebano immaginato da Vannacci rappresenta uno dei paradossi più inquietanti della cultura politica italiana. Questo ex generale, ex leghista, ex quasi tutto, si presenta con un bagaglio civico capace di far rabbrividire persino un talebano medio.
Lo Stato talebano immaginato da Vannacci
Il paradosso è enorme, l’Italia invia soldati, denaro e armi contro i totalitarismi musulmani, poi ascolta ricette elettorali costruite con identica mentalità. Queste ricette arrivano dalla stessa destra che dichiara di combattere fanatismi, oscurantismi, imposizioni religiose, repressioni morali… Ma arriva soprattutto da un ex generale con le carte in regola per essere un nuovo duce.
Il paradosso italiano
All’estero combatte il fondamentalismo, in patria gli prepara una scheda elettorale, un simbolo, un palco, una percentuale. Vannacci propone che i contenuti definiti omosessualisti scompaiano dalla televisione dalle sei del mattino alle ventitré. In parole povere, le persone omosessuali diventerebbero tollerabili soltanto dopo l’orario dei bambini, quasi fossero materiale pornografico.
Lo Stato talebano immaginato da Vannacci
Questa non è tutela dei minori, è censura morale, discriminazione istituzionale, rimozione programmata di una parte della società e delle conquiste civiche. È roba da puro talebano, con la differenza che questa volta il divieto indossa giacca, cravatta, uniforme, coccarda tricolore. Il problema è che Futuro Nazionale raccoglie ormai consensi attorno al sette per cento, intercettando elettori radicalizzati e nostalgie autoritarie. Molti estremisti dell’ultima versione “Balilla” potrebbero unirsi alla sua campagna, trasformando il rancore sociale in militanza politica.
La intuizione di un assassino civico
Dal Reddito di genitorialità all’azzeramento della pensione minima, il programma presenta lo Stato come giudice supremo delle scelte individuali. Il cosiddetto principio di San Paolo colpirebbe chi rifiutasse ripetutamente formazione e lavoro, cancellandogli perfino l’ultima protezione previdenziale… Magari dopo aver proposto lavoro a un 75enne? Così l’apostolo viene arruolato come esattore, ridotto a slogan per minacciare chi rischia povertà, marginalità, vecchiaia senza tutele.
Lo Stato talebano
Il messaggio è brutale, chi non obbedisce al percorso deciso dallo Stato viene consegnato alla povertà. Seguono i valori dichiarati non negoziabili, vita dal concepimento, famiglia naturale, identità cristiana, concezione romana del diritto. Linee rosse che nessuno potrebbe oltrepassare, costi quel che costi, perché il dubbio è vietato quando governa il dogma.
La follia precivica
Queste non sono proposte politiche, sono tavole della legge scolpite da chi sogna cittadini obbedienti, famiglie sorvegliate, identità autorizzate. Vannacci non difende la libertà, la restringe finché coincide con la propria morale, poi chiama ordine ciò che rimane. Il rifiuto delle unioni civili non rafforza alcuna famiglia, trasforma lo Stato in un parroco armato di timbri e divieti.
Negare che l’aborto sia un diritto non salva la vita, sottrae alle donne libertà, salute, coscienza, responsabilità. Il concepito diventa soggetto giuridico, mentre la donna rischia di essere ridotta a contenitore sorvegliato dalla politica.
Lo Stato talebano immaginato da Vannacci
Perfino l’abolizione del reato di femminicidio viene presentata come garantismo, mentre il patriarcato mediterraneo viene lucidato come modello protettivo. La contraddizione è oscena, si indebolisce il nome della violenza, poi si celebra la cultura storica che l’ha spesso nascosta. Chiamare cristiana questa offensiva è un abuso, perché Cristo non distribuiva documenti d’identità, non censurava gli esclusi, non premiava i conformi… questo lo fa soltanto il FASCISMO E LA SOTTOCULTURA CIVICA. Cristo accoglieva gli ultimi, mentre questo manifesto li seleziona, li umilia, li rimette in fila davanti al tribunale della presunta normalità.
Alterazione dell’uguaglianza
Il voto plurimo ai genitori altera l’uguaglianza politica, attribuendo maggiore peso elettorale a una condizione privata trasformata in patente civica. Un cittadino senza figli varrebbe meno, una famiglia conforme varrebbe di più, la democrazia diventerebbe una graduatoria biologica. Il Reddito di genitorialità promette protezione, ma rischia di spingere soprattutto le donne fuori dal lavoro e dentro una dipendenza economica.
Lo Stato talebano
L’educazione militare nelle scuole completa il quadro, disciplina prima del pensiero, uniforme prima della coscienza, obbedienza prima del dissenso. Una scuola democratica forma cittadini, non reclute emotive da addestrare contro il diverso, il fragile, lo straniero, il non allineato.
Poi arriva la remigrazione, parola pettinata per rendere presentabile l’espulsione, la gerarchia etnica, il sospetto ereditario, la cittadinanza concessa col contagocce. Non è migrazione al contrario, è selezione etnica presentata con un termine elegante, freddo, burocratico, apparentemente innocente.
Vannacci il lurido morale
Vannacci vende paura come disciplina, discriminazione come buonsenso, regressione come tradizione, controllo sociale come rinascita nazionale. Il suo Stato ideale pretende di entrare nei consultori, nelle camere da letto, nelle scuole, negli schermi, perfino nelle coscienze. Vuole stabilire quali famiglie meritino sostegno, quali amori visibilità, quali corpi autonomia, quali poveri possano ancora mangiare domani. Non è conservatorismo, perché conservare significa custodire, non cancellare diritti conquistati, dignità riconosciute, libertà costituzionali.
Lo Stato talebano immaginato da Vannacci
È una restaurazione punitiva, alimentata dalla nostalgia per gerarchie che la Repubblica nacque precisamente per abbattere. Il dato più inquietante resta quel consenso, perché nessun autoritarismo avanza soltanto con il capo, avanza grazie agli applausi della platea. Quel sette per cento non va deriso, va combattuto culturalmente, politicamente, democraticamente, prima che trasformi il rancore in potere.
Serve un progressismo forte
Servono partiti capaci di parlare alle periferie abbandonate, ai salari umiliati, alle paure reali, senza consegnarle ai mercanti dell’odio. Servono giornalisti disposti a chiamare censura la censura, discriminazione la discriminazione, fanatismo il fanatismo, senza tremare davanti alle percentuali… e io sono ancora qui a gridarlo.
Chi propone diritti a orario non difende l’Italia, propone una caserma morale dove la Costituzione deve presentarsi sull’attenti. Chi divide cittadini conformi e cittadini tollerati prepara una democrazia dimezzata, quindi una democrazia già tradita.
Vannacci non è progresso ma rappresenta il passato
Vannacci non rappresenta il futuro nazionale, rappresenta un passato che torna in uniforme, ripulito per i social, profumato d’ordine, affamato di obbedienza. Bisogna fermarlo nelle urne, nelle piazze, nelle scuole, nei giornali, con la forza civile delle idee e della Costituzione. No, generale, l’Italia non è la sua camerata, gli italiani non sono il suo plotone, la libertà non riceve ordini. Lo Stato talebano può restare nel suo manifesto, la Repubblica appartiene a tutti, anche a coloro che lei vorrebbe oscurare.
© Fabio Fiorina
