Le Nazioni Unite, che di solito pesano le parole con la bilancia di un notaio svizzero, stavolta hanno deciso di togliersi i guanti: certificato ufficiale, timbro internazionale, diagnosi senza appello. Sul paziente — Donald Trump — campeggia una definizione che non è più un’opinione da talk show ma un atto pubblico: razzista, con annesso “discorso d’odio” capace di produrre effetti collaterali molto concreti sui diritti umani.

Le Nazioni Unite sventrano Trump

Non un tweet. Non un meme. È una cartella clinica geopolitica. Congratulazioni, America: siete riusciti a trasformare la Casa Bianca in una specie di cabaret dove il numero principale è l’uomo che parla come se ogni frase fosse una granata lanciata bendato. E il bello è che poi si stupisce se qualcosa esplode.

Fenomeno da baraccone

Trump ormai è un fenomeno quasi didattico: prende un tema complesso, lo centrifuga in due slogan da mercatino, lo condisce con un po’ di paranoia e lo serve come verità rivelata. Un fast food ideologico: rapido, indigesto e con effetti a lungo termine. E mentre lui gioca a fare il profeta del “prima noi”, il resto del mondo guarda la scena come si guarda un incendio: con un misto di incredulità e la vaga speranza che qualcuno, prima o poi, trovi un estintore.Fonti, perché purtroppo non è satira ma cronaca:The GuardianBBCThe HillYahoo NewsApplausi. O forse fischi. In ogni caso, il sipario non cala: con certi personaggi, è sempre solo l’intervallo prima della prossima uscita infelice.

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