Appena le luci si sono abbassate un po’, gli ignobili israeliani e statunitensi hanno ricominciato con il loro circo Gaza. Lo avevo già scritto: non smetteranno mai di continuare la costruzione del “Resort Gaza”. La cosa più ignobile è il tanto da farsi (facendo finta del contrario) di Italia, Inghilterra, Francia, Vaticano… le parole non servono, i riconoscimenti territoriali non servono, la cosa certa sono gli affari e i favoritismi verso Israele… vergognatevi!
Le luci si sono abbassate
Il mondo assiste da mesi, da anni, a una tragedia che si ripete con un copione sempre uguale: bombardamenti, vittime civili, promesse di tregua, e poi di nuovo il silenzio assordante dell’indifferenza internazionale. La memoria si consuma in fretta, e ogni volta la cronaca si dissolve nell’abitudine. Gaza non è più solo un luogo: è il simbolo di un fallimento collettivo.
Il favore degli occidentali
La politica occidentale parla di pace, ma continua a fornire armi, sostegno economico e legittimità diplomatica a chi perpetua un sistema di oppressione e di morte. Gli interessi strategici, energetici, militari e religiosi pesano più delle vite umane. Le istituzioni che dovrebbero difendere il diritto internazionale si rifugiano dietro dichiarazioni di circostanza, come se la neutralità fosse un valore anziché una resa morale.
Le luci si sono abbassate
Eppure, qualcosa di profondo si sta incrinando. Le nuove generazioni non accettano più la narrazione imposta: vedono le immagini, leggono i numeri, comprendono l’ipocrisia. Nelle piazze, sui social, nelle università, si leva la voce di chi rifiuta di credere che la sicurezza di uno debba coincidere con la distruzione dell’altro.
Chi si oppone?
Chi si oppone alla guerra viene tacciato di ingenuità o antisemitismo, come se chiedere giustizia fosse un crimine. Ma la critica ai governi non è odio verso i popoli. È l’esercizio di una coscienza civile che non vuole più essere complice.
Le luci si sono abbassate
Il “Resort Gaza” non è solo una metafora amara: è la fotografia di un mondo che lucra sulla sofferenza, che costruisce muri e interessi mentre le macerie si accumulano. Finché i governi continueranno a misurare la pace in termini di profitto, non ci sarà futuro né per Gaza né per l’umanità.
La storia ci giudicherà non per ciò che abbiamo detto, ma per ciò che abbiamo permesso.
di Fabio Fiorina
