Di Hans CPC – L’Africa torna improvvisamente al centro dell’attenzione sanitaria globale. Ebola riappare nelle agende internazionali, i briefing si moltiplicano, le organizzazioni sovranazionali parlano di “Paesi a rischio” e il linguaggio dell’emergenza ricomincia lentamente a infiltrarsi nel dibattito pubblico mondiale.

L’Africa torna improvvisamente al centro dell’attenzione

Secondo l’Africa CDC sarebbero almeno dieci gli Stati africani sotto osservazione oltre alla Repubblica Democratica del Congo e all’Uganda: Angola, Burundi, Repubblica Centrafricana, Congo, Etiopia, Kenya, Ruanda, Sud Sudan, Tanzania e Zambia. Una geografia della paura che inevitabilmente riattiva nella memoria collettiva ciò che il mondo ha vissuto con il COVID. È proprio qui che nasce il sospetto di molti cittadini: non tanto sull’esistenza del virus, ma sul modo in cui ogni emergenza sanitaria venga ormai trasformata in meccanismo globale di controllo emotivo, economico e politico.

Stesso modus operandi?

Durante la pandemia da COVID il mondo ha assistito a qualcosa di senza precedenti: restrizioni massive, bombardamento mediatico continuo, conflitti tra scienza e politica, interessi economici giganteschi legati a vaccini, tecnologia sanitaria e gestione dell’emergenza. Da allora una parte crescente dell’opinione pubblica guarda ogni nuovo allarme con diffidenza. La domanda che serpeggia è semplice quanto inquietante: stiamo assistendo a una normale prevenzione sanitaria o alla costruzione progressiva di un nuovo clima di emergenza globale?
Naturalmente le epidemie esistono, Ebola è reale e storicamente devastante.

L’Africa torna improvvisamente al centro dell’attenzione

Ma è altrettanto reale il fatto che negli ultimi anni la fiducia cieca nelle istituzioni internazionali si sia incrinata profondamente. Troppe contraddizioni, troppi interessi economici, troppe narrative imposte senza spazio per il dubbio hanno lasciato cicatrici profonde nella coscienza collettiva.
E così oggi basta una conferenza stampa, una mappa rossa diffusa dai media e qualche parola come “rischio”, “contagio”, “monitoraggio” o “emergenza” perché milioni di persone tornino immediatamente a rivivere l’ombra del 2020.
Forse il problema non è soltanto il virus. Forse il vero contagio globale è diventata la paura.

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