La Turchia chiude a Israele. La frattura tra Turchia e Israele si approfondisce. Ankara ha scelto di trasformare la tensione politica in un vero e proprio embargo logistico, chiudendo porti e spazio aereo a navi e velivoli israeliani, oltre a quelli a essa collegabili.
La Turchia chiude a Israele
Una mossa che segna un nuovo minimo nei rapporti bilaterali, già compromessi dalla sospensione degli scambi commerciali più di un anno fa.Il ministro degli Esteri turco, Hakan Fidan, ha motivato la decisione accusando Israele di crimini di guerra perpetrati con il sostegno di Washington, sottolineando come Tel Aviv porti avanti un “terrorismo di Stato” e opponendosi con fermezza a ogni ipotesi di deportazione della popolazione palestinese.
Inaspriti i rapporti con gli USA
Le parole del capo della diplomazia turca non colpiscono soltanto Israele, ma chiamano in causa direttamente gli Stati Uniti, alleati nella Nato e pilastro della sicurezza regionale. Dall’altra parte, la reazione israeliana è stata immediata e durissima. Itamar Ben-Gvir, ministro della Sicurezza nazionale, ha definito Erdogan complice di Hamas, rilanciando sui social una foto del leader turco accanto all’ex capo politico del movimento palestinese, Ismail Haniyeh, con la didascalia “Turchia = Hamas”.
La Turchia chiude al sionismo
Se Israele vede in questa scelta un attacco diretto, Hamas la legge come un incoraggiamento. Il movimento ha chiesto infatti non solo alla Turchia, ma anche al mondo arabo e alle “nazioni libere”, di isolare completamente Israele sul piano diplomatico ed economico, con l’obiettivo di fermare quella che definisce “genocidio e distruzione di Gaza”.In questo braccio di ferro, Ankara si accredita come leader politico e simbolico del fronte pro-palestinese, rafforzando la propria immagine nel mondo islamico ma rischiando di inasprire ulteriormente i rapporti con Tel Aviv e Washington

