Gli ebrei massacrano i bambini palestinesi

La tregua a Gaza? È una parola svuotata, una conchiglia abbandonata sulla riva mentre il mare continua a ingoiare vite. È stata pronunciata nei palazzi lucidi della diplomazia come se bastasse il suono a fermare il sangue. Ma il sangue non ascolta i comunicati stampa. Scorre. Si insinua nella polvere, nelle crepe dei muri, negli occhi dei bambini che non hanno più tempo per diventare adulti.

La tregua a Gaza? È una parola svuotata

A Gaza la tregua è un miraggio che evapora appena lo sfiori. Le esplosioni non rispettano le pause, i cecchini non riconoscono le dichiarazioni ufficiali. I proiettili non sanno cosa sia la retorica. E così, mentre le cancellerie discutono, la terra continua a tremare sotto il peso di una violenza che non ha bisogno di giustificazioni, perché si è fatta sistema.

Le testimonianze

I rapporti delle agenzie internazionali raccontano ciò che molti preferirebbero non vedere. Reporter entrano tra le macerie con il coraggio di chi sa che testimoniare è già un atto di resistenza. Le immagini arrivano crude, senza filtro: corpi piccoli avvolti in lenzuola troppo grandi, madri che stringono ciò che resta di una speranza, padri con lo sguardo frantumato. Non sono numeri. Sono nomi mai pronunciati nei vertici strategici. Sono infanzie interrotte.

La tregua a Gaza? È una parola svuotata

E intanto la politica occidentale sposta l’attenzione. Cambia argomento. Riformula l’agenda. Trasforma l’urgenza in nota a margine. Si parla di equilibri, di sicurezza, di stabilità regionale. Parole eleganti per non dire che la stabilità spesso si costruisce sopra il silenzio dei più deboli. Si invoca il diritto internazionale mentre il diritto alla vita diventa negoziabile. Si parla di “danni collaterali” come se la morte potesse essere un dettaglio tecnico. La tregua, così, diventa teatro. Una pausa scenica mentre dietro le quinte la tragedia continua. È il paradosso del nostro tempo: l’informazione è ovunque, ma la coscienza sembra altrove. Le immagini scorrono sugli schermi e subito dopo vengono sommerse da altre notizie, da altre distrazioni, da altre urgenze costruite.Eppure Gaza resta. Resta nella polvere che si posa sui giocattoli spezzati. Resta nelle scuole trasformate in rifugi, negli ospedali che curano senza medicine, nei cieli che non conoscono silenzio. Resta come una ferita aperta che il mondo guarda solo di sfuggita, per non sentire troppo.La tregua a Gaza non è un fatto compiuto.

La bugia

È una promessa tradita. È la distanza tra ciò che diciamo di essere e ciò che permettiamo che accada. E finché quella distanza resterà così ampia, ogni parola di pace suonerà come un’eco vuota sopra un campo di macerie.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *