La reticenza di Mattarella e di Leone XIV non è soltanto grave: è irresponsabile. Entrambi, per ragioni diverse ma convergenti, hanno reso la loro missione meschina, ridotta a un cerimoniale vuoto, a un gesto politico e religioso che perde qualsiasi radice di autenticità.
La reticenza di Mattarella e di Leone XIV
Un capo di Stato e un capo della Chiesa non possono permettersi il lusso del silenzio, né tanto meno della complicità implicita. Eppure è proprio questo che accade.Mattarella, figura istituzionale che dovrebbe incarnare il rispetto della Costituzione e il richiamo universale ai diritti umani, si limita a pronunciare parole generiche, frasi sospese che lasciano intravedere addirittura una giustificazione per gli atti del governo israeliano. Non una condanna netta, non un grido che si levi a difesa di un popolo martoriato. Al contrario, emerge una cautela che odora di diplomazia piegata, di equilibri internazionali che valgono più della vita degli innocenti.
Un Presidente compiacente
Un presidente che non difende i principi fondamentali rischia di trasformarsi in un notaio della tragedia, in un testimone muto di fronte alla storia. E Leone XIV? La sua posizione appare persino più compromessa. Nella Chiesa cattolica, fondata sulla centralità dei comandamenti, non vi è spazio per l’ambiguità: “Non uccidere” dovrebbe essere un imperativo non negoziabile. Eppure, il pontefice sceglie una linea grigia, una prudenza che sa di codardia. Non vi è denuncia vibrante, non vi è la forza profetica che la tradizione cristiana ha consegnato ai suoi pastori più autentici.
La reticenza di Mattarella e di Leone XIV
Monsignor Prevost, apparso al balcone con la mozzetta rossa, simbolo antico e ormai svuotato, non difende nemmeno le basi della morale cattolica. Si limita a rappresentare un potere clericale più interessato a preservare sé stesso che a gridare contro l’ingiustizia. Così, la convergenza tra Quirinale e Vaticano non è casuale. Entrambi hanno scelto la via della neutralità apparente, che però non è mai neutrale: è sempre schierata con il più forte, con chi dispone delle armi, dei capitali, dell’appoggio delle potenze mondiali. Il silenzio non è mai innocente; il silenzio è sempre una forma di consenso.
La storia vi presenterà il conto
La storia chiederà conto di questa reticenza. Ai due rimarrà addosso la responsabilità di aver taciuto quando bisognava parlare, di aver giustificato quando bisognava condannare, di aver scelto la prudenza diplomatica mentre gli innocenti venivano schiacciati. Non c’è nulla di più meschino che tradire la propria missione, e sia Mattarella che Leone XIV ne sono oggi l’emblema.
