La repubblica delle armi è una realtà.Giorgia Meloni, seduta sul palco d’onore come una figura incisa nella pietra, composta, immobile, mentre attorno a lei l’aria vibra di silenzi più pesanti delle parole.
La repubblica delle armi
Accanto, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, presenza che non chiede voce perché è la voce stessa delle istituzioni, quella che resta quando tutto il resto passa. Ignazio La Russa e Lorenzo Fontana completano il quadro, come cornici rigide intorno a un dipinto che racconta unità mentre sotto la tela si avvertono le crepe.
Ormai defunti
C’è un’assenza che pesa più di una presenza: Giancarlo Giorgetti non c’è, o forse c’è solo come un’ombra che va e viene. Il suo segnaposto appare e scompare, come una promessa non mantenuta o un dubbio che nessuno osa pronunciare ad alta voce. È un vuoto che parla, che racconta di una manovra tormentata, di una maggioranza che fatica a riconoscersi allo specchio, di una Lega che rinnega il suo stesso ministro con la nonchalance di chi lancia un sasso e poi distoglie lo sguardo.
La repubblica delle armi
Matteo Salvini è lì, ma non è il solito Salvini. Meno spavaldo, meno rumoroso, quasi ridotto a un augurio di rito, parole brevi, educate, come se anche lui avvertisse che il momento non consente eccessi. Antonio Tajani, invece, indossa un sorriso che sa di ostentazione, un’euforia studiata, forse necessaria. Basta osservarlo mentre incrocia Roberto Occhiuto, potenziale sfidante alla guida di Forza Italia, per sentire il gelo scendere improvviso, come una corrente fredda che attraversa la sala senza chiedere permesso.
Gli armaioli forcaioli
La cerimonia degli auguri di fine anno al Colle, rito antico e rassicurante, si svolge così, sospesa. È un teatro ovattato, dove ogni gesto è misurato, ogni parola limata, perché le mura istituzionali non tollerano strappi visibili. Eppure la tensione filtra lo stesso, si insinua tra i sorrisi, tra le strette di mano, tra gli applausi educati. È la tensione di una manovra che divide, di una maggioranza che traballa, di equilibri che sembrano solidi solo perché nessuno ha ancora avuto il coraggio di spingerli davvero.
La repubblica delle armi
Tutto avviene con garbo, con quella compostezza che il luogo impone, ma sotto la superficie resta il rumore sordo delle fratture. Come un fiume che scorre lento e silenzioso, ma che sotto trascina detriti, paure, ambizioni. E il Colle osserva, accoglie, contiene. Per ora.
