La reazione Cinese e Giapponese all’attacco statunitense contro il Venezuela è stata netta, dura, priva di ambiguità. Pechino ha chiamato le cose con il loro nome: violazione del diritto internazionale, sfregio alla sovranità di uno Stato, abuso di forza mascherato da necessità geopolitica. Per la Cina, colpire un Paese sovrano e catturarne il presidente non è “ordine”, è egemonia, è la solita arroganza imperiale che calpesta la Carta delle Nazioni Unite e il principio di non intervento come carta straccia.
La reazione Cinese e Giapponese
Lo shock dichiarato da Pechino non è solo diplomatico, è politico e simbolico. La richiesta di rilascio immediato di Maduro e di sua moglie non è un gesto formale, ma un atto di sfida a un modello di mondo fondato sulla forza, sui raid preventivi, sulla legge del più forte travestita da democrazia esportata. La Cina chiede dialogo, negoziazione, fine dei tentativi di rovesciamento forzato dei governi. E nel frattempo avverte i propri cittadini: attenzione, il caos non è naturale, è indotto. Questa posizione non nasce dal nulla è coerente con una linea storica: no all’intervento militare esterno, sì alla non ingerenza, soprattutto dove gli interessi economici e strategici – come il petrolio venezuelano – si intrecciano con una visione multipolare del mondo.
Dal Giappone
Diversa, quasi speculare, la postura del Giappone. Tokyo sceglie il silenzio calibrato, la prudenza chirurgica. Nessuna condanna esplicita, nessuna parola troppo alta. Si istituisce un ufficio, si monitora, si proteggono i cittadini giapponesi. Tutto corretto, tutto asettico.Il premier parla di democrazia, libertà, stato di diritto, ma evita accuratamente di nominare l’atto che li ha appena violati. È l’equilibrismo del G7, la fedeltà all’alleato americano che pesa più della coerenza.
La reazione Cinese e Giapponese
In sintesi, da una parte la Cina denuncia, dall’altra il Giappone amministra il silenzio. Due visioni del mondo: una che contesta l’impero, l’altra che lo accompagna senza sporcarsi le mani. Ma la storia, prima o poi, presenta il conto anche a chi sceglie di non scegliere.
