La premier dice: “In considerazione della gravità del momento storico, il governo ha deciso di sospendere il rinnovo automatico dell’accordo di Difesa con Israele”. Con questa dichiarazione, pronunciata al Vinitaly di Verona il 14 aprile, Giorgia Meloni ha aperto una frattura politica che fino a ieri sembrava impensabile.

La premier dice…

Non una sfumatura diplomatica, non una formula di circostanza, ma un segnale netto: per la prima volta il suo esecutivo interviene direttamente su un’intesa che negli anni era stata rinnovata quasi per inerzia, nel silenzio ovattato delle stanze del potere. Il memorandum sulla cooperazione militare tra Italia e Israele, in vigore dal 2016 e soggetto a rinnovo automatico quinquennale, rappresentava molto più di un semplice accordo tecnico. Dentro quelle righe vivevano scambi di materiali strategici, collaborazioni industriali, trasferimenti tecnologici, rapporti tra apparati militari.

Una ambigua collaborazione

Un ponte costruito nel linguaggio freddo della geopolitica, dove spesso le coscienze vengono lasciate fuori dalla porta.Ma qualcosa si è incrinato. La pressione internazionale, il peso delle immagini provenienti dal Libano e dal Medio Oriente, le tensioni crescenti nei rapporti diplomatici, hanno reso impossibile continuare a far finta di nulla.Nelle stesse ore, l’ambasciatore italiano a Tel Aviv, Luca Ferrari, è stato convocato dal ministero degli Esteri israeliano dopo le parole del vicepremier Antonio Tajani, che durante una visita a Beirut aveva condannato i raid dell’Idf in Libano.

La premier dice…

Pochi giorni prima, lo stesso Tajani aveva convocato l’ambasciatore israeliano in Italia dopo un episodio inquietante nel sud del Libano: colpi d’arma da fuoco esplosi in prossimità dei militari italiani impegnati nella missione UNIFIL.La politica, quando viene messa davanti alla realtà, è costretta a scegliere. E questa volta anche l’opposizione aveva spinto con forza: Elly Schlein chiedeva di fermare il rinnovo automatico; il Movimento 5 Stelle al Senato domandava chiarimenti formali al governo.

Resta ora una domanda che pesa più dell’annuncio stesso: è un cambio di linea autentico o soltanto una pausa tattica? Perché nella storia, spesso, i memorandum si sospendono. Le responsabilità no.

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