La possibile guerra civile in Ucraina. Non parla l’ennesimo analista da divano né il moralista da studio televisivo con bandierina incorporata. Parla Valerij Zaluzhny, ex capo dell’esercito ucraino, oggi parcheggiato come ambasciatore a Londra. Uno che la guerra l’ha fatta davvero, non uno che la mima a colpi di tweet. E quello che dice è una bestemmia per il catechismo interventista.

La possibile guerra civile in Ucraina

Zaluzhny dice questo: finita la guerra, l’Ucraina rischia di implodere in una guerra civile. Un milione di reduci armati, senza lavoro, senza reddito, senza futuro. Uomini addestrati a uccidere, rispediti in un paese devastato, corrotto, oligarchico, dove la “ricostruzione” è già una rapina annunciata. Un paese post-sovietico in cui la maionese degli oligarchi è impazzita definitivamente. Criminalità, milizie, faide, vendette, potere che si frantuma. E i soldati, da “eroi”, iniziano a essere percepiti come un problema, se non come un nemico interno.

Altro che…

Altro che epopea. Altro che “valori occidentali”. Questo è il risultato concreto della “guerra giusta” venduta dagli interventisti italioti in pigiama mimetico, guerrieri da salotto che scaldano il divano mentre predicano sangue altrui. Gente che non rischia nulla ma pretende tutto, intenta a fabbricare un’industria tossica dell’eroismo, una pornografia morale che si schianta contro la realtà: un disastro militare, politico ed economico marchiato euro-atlantico.

La possibile guerra civile in Ucraina

Mentre l’Ucraina viene dissanguata fino all’osso, negli Stati Uniti iniziano a saltare fuori liste, accuse, nomi di politici ingrassati con la guerra come maiali all’ingrasso. Profitti, appalti, carriere, think tank, revolving doors. E in Europa? Silenzio imbarazzato, complicità untuosa, mani sporche nascoste dietro dichiarazioni solenni.La verità, quella che nessuno vuole dire, è questa: la guerra civile non è solo un rischio ucraino. È già in corso nelle classi dirigenti dell’Occidente, un Occidente in piena crisi nervosa, che continua a mentire perché ammettere la sconfitta significherebbe ammettere la propria bancarotta morale e strategica.

Il rilancio

E allora rilancia, come un giocatore compulsivo che ha già perso tutto e chiede un altro giro. Nella piciernosfera il nervosismo è ormai isteria, l’aggressività sostituisce il pensiero, l’insulto prende il posto dell’argomento. Proprio per questo non dobbiamo cadere nella loro trappola. Niente panico, niente urla, niente isterismi. Ma lucidità spietata. Indicare, ancora una volta, la strada che avevamo segnato dall’inizio. Perché la verità, a differenza delle loro menzogne, non ha bisogno di essere urlata: resiste.

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