La nuova vestale della guerra indossa tailleur e linguaggio istituzionale, ma sotto la stoffa sobria pulsa la stessa febbre antica del potere. Una Hitler declinata al femminile, non nel genere ma nel rituale, attraversata da una psicosi che sa di astinenza da sesso principalmente, infatti invoca i simboli fallici per eccellenza: i missili.
La nuova vestale della guerra
È la stessa fame che divora Trump, Meloni e Netanyahu, ogni profeta armato quando l’erezione simbolica cede deve compensare. Se il fallo non regge, si alza il missile. Se il corpo fallisce, parla l’arsenale.
L’altare della paura
Ursula von der Leyen convoca l’Europa all’altare della paura e chiede preparazione alla guerra, almeno a quella chiamata ibrida, parola elegante per mascherare l’inizio della carneficina. Hacker come soldati invisibili, menzogne diffuse come incenso tossico, droni che entrano nei cieli come angeli metallici senza nome. Ma la liturgia è chiara: dopo l’ibrido arriva il sangue vero.
La nuova vestale della guerra
Londra e Parigi, con voce da padri-sacerdoti, hanno già avvisato i fedeli: preparatevi a consegnare i vostri figli. Il fronte reclama corpi giovani, come ogni dio affamato.Gli Stati Uniti, stanchi e distratti, non sono più i poliziotti del pianeta. La democrazia non viene più esportata con l’elmetto in testa e la bandiera sul carro armato. Nel vuoto lasciato dall’impero, l’Europa riscopre il linguaggio della forza e lo chiama responsabilità.
L’unica che mai dovrebbe invocare la guerra è proprio l’Europa
A Strasburgo, nell’aula dell’Europarlamento, von der Leyen parla come un generale travestito da burocrate e chiude ogni via di fuga: il riarmo non è un’opzione, è un destino. Un comandamento. “Dobbiamo essere pronti”, ripete. Pronti a cosa, non lo dice fino in fondo, ma lo sappiamo tutti. Pronti a obbedire, a spendere, a sacrificare. Pronti a trasformare la paura in bilancio e la morte in strategia. Perché, contro la minaccia russa, servono nuove capacità, nuove tecnologie, nuove montagne da spostare con la forza della paura collettiva. Il Consiglio Ue del 18 e 19 dicembre sarà il conclave decisivo: lì si deciderà il destino degli asset russi congelati, lì si stabilirà quanto denaro continuare a versare sull’altare ucraino. Non è solo una questione economica, è un rito di passaggio. L’Europa che si credeva pace scopre di nuovo il gusto del ferro. E lo chiama sicurezza.
