Io voto NO! Non è un semplice suono. È una frattura. Non mi interessa lo stadio, non mi interessa il coro volgare del campanilismo politico. La politica oggi è diventata un’arena dove si lanciano slogan come pietre levigate dall’ignoranza. Io non lancio pietre. Io guardo le fondamenta. Perché quando si interviene sull’equilibrio dei poteri non si cambia una norma: si modifica la temperatura stessa della democrazia. Non è la separazione delle carriere il punto, quella è una nebbia utile a distrarre.
Io voto NO!
Nei fatti, le funzioni sono già distinte. Il magistrato sceglie il suo sentiero all’inizio, e raramente lo abbandona. Non è lì che si gioca la partita. La partita si gioca nel luogo invisibile dove il potere viene contenuto. Nel meccanismo che impedisce all’esecutivo di posare la mano sulla toga. Nel confine sacro tra chi governa e chi giudica.
È stato già vissuto
Dopo il fascismo, chi scrisse la Costituzione non era ingenuo. Aveva visto cosa significa avere giudici che obbediscono. Aveva sentito l’odore di uno Stato che punisce attraverso tribunali docili. Per questo aveva costruito un organo di autogoverno forte, eletto in maggioranza dai magistrati stessi, ma in dialogo con la politica e non subordinato ad essa. Era un equilibrio fragile e consapevole. Una diga contro la tentazione eterna del potere: controllare chi controlla.
Io voto NO!
La riforma interviene proprio lì. Spezza, sdoppia, ricompone… ma soprattutto introduce il sorteggio… il sorteggio. Affidare per estrazione una funzione di tale responsabilità mentre la componente politica resta nominata, scelta, voluta è un’asimmetria che pesa. Perché il caso non ha volontà… la politica sì. Si dice che così si eliminano le correnti, ma eliminare un problema indebolendo la struttura è come spegnere un incendio togliendo ossigeno a tutta la casa. Rimane il silenzio… ma non è salvezza: è asfissia.
Il peso… l’inganno
Se il peso della politica aumenta dentro l’organo che governa i magistrati, il messaggio è chiaro, anche se non dichiarato: l’autonomia diventa negoziabile, e quando l’autonomia è negoziabile, il cittadino non è più al centro. Diventa variabile. Le democrazie non crollano come statue… si inclinano.
Non c’è un giorno in cui tutto finisce, c’è una serie di piccoli spostamenti che sembrano tecnici, ragionevoli, moderni, fino a quando l’asse non è più quello di prima. Io voto NO perché sento quell’inclinazione. La sento come si sente un cambiamento di pressione prima della tempesta. Non è isteria è memoria.
Io voto NO!
Io voto NO perché il potere deve avere paura di chi giudica… il contrario. Io voto NO perché la libertà non si proclama: si protegge. Io voto NO perché preferisco un sistema imperfetto ma libero a un sistema efficiente ma permeabile. Non sto difendendo una corporazione, bensì sto difendendo una distanza, e in quella distanza, sottile e necessaria, respira ancora la democrazia.
(Fabio Fiorina)
