Il mondo non brucia da solo. Qualcuno lo incendia con metodo, qualcuno dirige il vento. Io non credo al caos spontaneo della storia: credo alla mano che distrae, mentre altrove si consuma il sacrificio.

Il mondo non brucia da solo

Trump è il maestro di cerimonia di questo incendio controllato. Non spegne, non governa, riece a far spostare l’attenzioneda ciòche accade in in Medio Oriente… mentre in Palestina i corpi si accumulano come macerie non fotografabili, mentre l’Ucraina viene trascinata in una guerra già persa, con Zelensky nel ruolo di criminale politico che conduce il suo popolo alla rovina, sostenuto e armato da un’Europa complice e servile. Trump agita nuove mappe: Venezuela, Groenlandia, Centro America. Fantocci geopolitici lanciati al pubblico per evitare che qualcuno guardi il vero collasso.

Il rumore del vuoto

Trump non è stratega: è rumore, è stupido e cafone. È l’ignoranza elevata a dottrina. È il vuoto che parla troppo… e infatti funziona. Funziona finché non commette l’errore classico di chi confonde la scena con il potere.E l’errore lo ha fatto. Attaccare pubblicamente Soros. Un gesto che non è solo politico, ma sacrilego nel linguaggio non scritto del potere reale dell’economia mondiale. Ormai lo sanno tutti: chi attacca Soros è un uomo morto che cammina. Non nel senso spettacolare, ma in quello più crudele: isolamento, logoramento, dissoluzione lenta. Trump ha scambiato l’ombra per il burattinaio, e quando punti il dito verso certi nodi della finanza globale, non ne esci vincitore. Come ci ha insegnato a dire Robert De Niro, senza paura: “Fuck Trump”.

Il mondo non brucia da solo

Intanto, sotto la superficie, il sistema bancario statunitense — costruito su debito infinito, finanza speculativa e dominio monetario — inizia a scricchiolare. Non crolla di colpo: cede come una diga piena di microfratture. Titoli di Stato statunitensi venduti dalla Cina (la Cina possiede la parte più consistente del debito statunitense), fiducia che evapora, alleati che iniziano a fare due conti. Quando il denaro smette di credere alla menzogna, l’impero resta nudo.

Gli italo americani

E poi c’è il sottobosco. Narcos, cartelli, mafie storiche, quelle vere, non quelle da narrazione televisiva. Per anni tollerate, utilizzate, integrate come ingranaggi sporchi ma necessari. La mafia italo-americana ha fatto da stampella al “parruccone”, ma chi conosce certi equilibri sa che finiscono sempre allo stesso modo: quando i cartelli narcos vengono “sistemati” e gli assetti riequilibrati, “calabresi e siciliani” non restano a fare da comparse. La fedeltà dura finché conviene. Poi arriva il conto.

Il mondo non brucia da solo

Sempre.Nel suo delirio megalomane, Trump trascina con sé anche chi lo segue senza pensare. L’Italia, con la Meloni in prima fila, scivola dietro come un carrello senza freni, convinta di essere alleata mentre è solo sacrificabile. Alla fine del rito dell’obbedienza, resteremo con le tasche vuote e la dignità ipotecata. Forse è tempo di aggiornare la bandiera. Niente aquile, niente stelle. Una scarpa e una ciabatta. Per ricordarci che abbiamo camminato storti, credendo fosse la direzione giusta… a Roma diciamo: “pensavi di aver preso la mucca per le zinne invece hai preso il toro per le palle”.

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