Dovranno spostare l’attenzione e lo faranno con la consueta macchina mediatica, con la fabbrica delle narrazioni che da decenni decide dove e come l’opinione pubblica debba guardare.
Dovranno spostare l’attenzione da Israele
Mentre a Gaza si consuma lo smantellamento definitivo di un popolo, con la cancellazione della sua identità e l’espulsione forzata mascherata da “ricollocazione umanitaria”, a Bruxelles, Washington e Roma già si lavora per costruire un nuovo diversivo geopolitico. La parola d’ordine è sempre la stessa: distrarre, confondere, deviare.
L’operazione Gaza Resort
L’“Operazione Gaza Resort” è il cuore del piano. Una gigantesca impresa immobiliare e finanziaria che promette miliardi a fondi sovrani, banche e multinazionali del turismo, senza escludere il turismo religioso del Vaticano. La costa di Gaza, una volta sgomberata dai suoi abitanti “scomodi”, diventerà il nuovo eldorado del Mediterraneo orientale: grattacieli di lusso, casinò, porti turistici e spiagge private dove un tempo c’erano macerie, ospedali bombardati e campi profughi. Perché l’ingiustizia non si mostra mai nella sua nudità: viene ricoperta da vetro, cemento e slogan pubblicitari.
Dovranno spostare l’attenzione da Israele
Ma il mondo non deve accorgersi di questo passaggio, non deve associare la parola “Palestina” al concetto di esproprio totale. Ed è qui che entra in scena il diversivo: spingere la Russia in un angolo, provocarla, costringerla a reagire in modo sproporzionato. Un singolo errore, un missile al posto sbagliato, una dichiarazione incendiaria, basterebbe a far risorgere lo spettro di un conflitto diretto tra Mosca e l’Occidente. Allora, i giornali e le televisioni non parlerebbero più di Gaza, ma di “nuova Guerra Fredda”, di “minaccia nucleare”, di “difesa della democrazia europea”.
Lo schema collaudato
Lo schema è collaudato: quando il potere vuole occultare un crimine, ne genera un altro più grande, più spettacolare, capace di divorare l’attenzione collettiva. Così il genocidio silenzioso dei palestinesi diventerebbe un dettaglio in seconda pagina, un “problema regionale” sacrificato sull’altare della più grande narrazione bellica del secolo.
Dovranno spostare l’attenzione da Israele
E intanto, i palestinesi restano popolo errante nella loro stessa terra, trasformati in fantasmi senza casa, senza voce, senza rappresentanza. Costretti a guardare il mare che li separa dal mondo, quel mare che presto sarà privatizzato e venduto al miglior offerente.
La tragedia non è solo la cancellazione di Gaza, ma l’indifferenza programmata che l’accompagna. Perché quando i riflettori saranno puntati altrove, il più grande furto di terra e di memoria del nostro tempo sarà consumato nel silenzio. E allora, davvero, la Palestina non esisterà più: resterà solo un marchio cancellato, un ricordo proibito, mentre i palazzi del Gaza Resort brilleranno sotto il sole per i turisti ignari.
