“Campo largo” a Giuseppe Conte. A voler essere onesti, Giuseppe Conte attraversa uno dei momenti migliori della sua parabola politica. I sondaggi lo restituiscono come l’unico leader dell’area progressista in grado di reggere il confronto diretto con Giorgia Meloni, forse il più competitivo dell’intero perimetro del cosiddetto “campo largo”.
“Campo largo” a Giuseppe Conte
Un dato che alimenta inevitabilmente una suggestione: Conte sarebbe già pronto – mentalmente, politicamente e mediaticamente – per eventuali primarie del centrosinistra, ammesso che un giorno qualcuno trovi il coraggio di organizzarle davvero. L’ex presidente del Consiglio, oggi capo indiscusso del Movimento 5 Stelle, sembra aver messo insieme tutto ciò che un leader ambizioso possa desiderare.
Il padrone della sinistra
Ha un’opposizione interna sufficientemente visibile da poter essere esibita come prova di pluralismo, ma non così forte da metterne in discussione la guida. Chiara Appendino, ex sindaca di Torino, svolge in questo senso un ruolo chiave: rappresenta una corrente critica, ordinata, quasi istituzionale, una sorta di equivalente dei riformisti nel Partito Democratico. Abbastanza presente da dare l’idea di un dibattito, abbastanza controllata da non diventare un problema.
“Campo largo” a Giuseppe Conte
Accanto a questo, Conte può contare su una pattuglia parlamentare estremamente disciplinata, che parla il suo linguaggio, ne replica i toni, ne ricalca le posture politiche e morali. Basta ascoltare gli interventi in Aula di alcuni deputati per cogliere la somiglianza quasi mimetica. Marco Pellegrini, ingegnere foggiano e parlamentare pentastellato, è uno degli esempi più evidenti: interventi netti, impostazione giuridico-morale, forte accento sull’opzione pacifista e una critica costante alla linea del governo sull’Ucraina.
Alle bugie della destra…
Durante le comunicazioni del ministro della Difesa Guido Crosetto, Pellegrini ha accusato l’esecutivo di aver perseguito unicamente una strategia bellicista, basata sull’invio di armi sempre più letali, senza alternative, additando l’andamento della guerra e il numero delle vittime come prova del fallimento di quella scelta.Infine, Conte gode di un rapporto privilegiato con i suoi potenziali alleati. Un consenso che non è solo politico, ma quasi affettivo.
“Campo largo” a Giuseppe Conte
In una parte consistente dell’elettorato progressista, soprattutto quello di matrice cattolico-sociale e post-ideologica, l’ex premier è percepito come una figura rassicurante, misurata, capace di incarnare una sinistra “morale” senza eccessi identitari. Non è escluso che, più che allearsi con lui, molti aspirino segretamente a diventare come lui.
