Calenda e la politica degli slogan è uno sei punti più bassi di questa politica. Quando Carlo Calenda apre bocca su gas e petrolio russo, lo spettacolo è sempre lo stesso: una recita indignata buona per i salotti televisivi dei freak show, ma drammaticamente povera di sostanza. L’ultima invettiva contro Vladimir Putin rientra perfettamente nel copione. Secondo il leader di Azione bisognerebbe tagliare ogni rapporto energetico con la Russia perché, a suo dire, il Cremlino sarebbe guidato da un dittatore deciso a distruggere l’Europa.

Calenda e la politica degli slogan

Un racconto semplice, quasi da fumetto geopolitico: i buoni da una parte, i cattivi dall’altra e Calenda che si autoproclama paladino morale dell’Occidente. Peccato che la realtà non funzioni come nei talk show. Qui non siamo davanti a uno stratega della politica internazionale, ma a quello che in latino si definirebbe senza troppe esitazioni un minus habens della politica: un personaggio capace di alzare la voce su tutto, tranne che sulla complessità del mondo reale.

Freak Show Calenda live

Perché governare l’energia di un continente non è un esercizio da tribuna televisiva, ma una questione di equilibrio, interessi e pragmatismo.La parabola politica di Calenda, del resto, parla da sola. Partiti annunciati con toni messianici e poi dissolti nel giro di pochi mesi, alleanze nate con grandi proclami e terminate tra accuse reciproche, rivoluzioni liberali promesse e mai realizzate.

Calenda e la politica degli slogan

Una lunga sequenza di cantieri aperti e mai finiti, di progetti evaporati appena usciti dal comunicato stampa. Nel frattempo l’Europa vera – quella che paga le bollette e alimenta le industrie – ha costruito per decenni la propria sicurezza energetica anche sul gas russo. Pensare di cancellare tutto con un proclama indignato è una semplificazione che somiglia molto più alla propaganda che alla politica. Certo, Putin non è un santo né un benefattore dell’umanità. Ma la politica estera non si fa con i sermoni moralistici né con i tweet indignati.

Incapace di dialettica politica

Eppure Calenda continua a muoversi come un predicatore da palcoscenico: molto rumore, molta postura morale, pochissima visione. Convinto che basti gridare contro Mosca per sembrare uno statista. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: tanta retorica, qualche applauso televisivo e zero soluzioni reali. Una politica fatta di slogan, che suona forte per qualche minuto ma si dissolve appena incontra la realtà. E l’Europa, purtroppo, di comizi mediatici non sa davvero che farsene.

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