Affare Gaza, la terra delle rovine, diventa oggi il più grande cantiere del Medio Oriente. Quasi duecentomila edifici distrutti, reti idriche ed elettriche da ricostruire, ospedali e scuole rasi al suolo, un tessuto urbano e umano da reinventare.

Affare Gaza: il nuovo Eldorado del dolore

La Banca Mondiale aggiorna la stima: 80 miliardi di dollari, quattro volte il PIL combinato di Cisgiordania e Gaza. Un piano che vale, in proporzione, più della ricostruzione ucraina — ma concentrato in appena 365 chilometri quadrati di polvere e macerie. Circa 40.000 dollari per ogni abitante, un prezzo che racconta la violenza dell’annientamento, ma anche la dimensione dell’affare che si prepara a scattare sotto la maschera della “ripresa”. Dietro i proclami umanitari e i nuovi piani di pace, Gaza diventa la miniera d’oro delle imprese globali.

Nessuno escluso

Nessuno lo dirà apertamente, tranne forse il ministro israeliano Bezalel Smotrich, che già l’ha definita “una miniera immobiliare”. La ricostruzione è il nuovo nome del profitto. Il grande cantiere del mondo, il “Gaza Reconstruction Plan”, presentato dalla Lega Araba e finanziato da Qatar, Emirati, Arabia Saudita ed Egitto, si tradurrà in un flusso di contratti miliardari sotto il coordinamento di Banca Mondiale e ONU. La prima fase, quella dell’“early recovery”, è già in moto: rimozione macerie, infrastrutture idriche e sanitarie, micro-reti elettriche, prefabbricati per l’emergenza abitativa.

Affare Gaza

Le macerie, 40 milioni di tonnellate di cemento e ferro, diventeranno esse stesse materia prima per il nuovo business della ricostruzione. La corsa è già cominciata. Le grandi aziende dell’area MENA si preparano: Orascom, Arab Contractors, Consolidated Contractors Company, Limak, Tekfen e Talaat Moustafa Group. Ma anche gli Stati Uniti, con i giganti Bechtel, Aecom e Fluor pronti a gestire le infrastrutture, e Caterpillar, che fornirà le ruspe per rimuovere ciò che le bombe hanno lasciato a metà. Il Regno Unito, con Blair in odore di incarico “super partes”, si candida a giocare il ruolo del gestore “etico”. Arup e Mott MacDonald sono già nella lista dei possibili advisor tecnici della Banca Mondiale.

L’italia e la sua vergogna

In Europa, l’Italia si scalda ai blocchi di partenza: Cementir, Buzzi, Webuild e le altre società del cemento hanno già registrato balzi in Borsa alla sola notizia degli accordi di pace. Giorgia Meloni ha dichiarato: “L’Italia è pronta a contribuire alla stabilizzazione e allo sviluppo di Gaza”. Una stabilizzazione che, come sempre, passa per i cantieri, non per la giustizia.

L’altra partita: gas e geopolitica

Ma dietro il cemento c’è il gas, il vero cuore economico del nuovo equilibrio regionale. Con il cessate il fuoco, si riapre la corsa ai giacimenti offshore del Mediterraneo orientale. Israele vuole accelerare l’espansione di Tamar e Leviathan, gestiti da Chevron e NewMed Energy e rilanciare le concessioni assegnate prima del 7 ottobre 2023: Eni (Zona G), Bp e Socar (Zona I). La guerra aveva congelato tutto; ora la “pace” promette dividendi miliardari. L’Eni, ferma da due anni, potrà riattivare le concessioni. Israele punta a incrementare l’export verso l’Egitto e il Mediterraneo, costruendo così il proprio futuro energetico sul corpo di una Gaza smembrata.

Affare Gaza: il nuovo Eldorado del dolore

In un silenzio quasi unanime, la ricostruzione civile e lo sfruttamento energetico si fondono: le stesse mani che oggi alzano scuole e ospedali sono quelle che domani trivelleranno il mare.

Affare Gaza, laboratorio del capitalismo post-bellico

Ogni guerra moderna si conclude con una fiera della ricostruzione. Gaza diventa il prototipo del capitalismo post-bellico, dove l’umanitario si confonde con l’economico e la pace con la concessione. Non è solo il dolore che si monetizza, ma la sua ciclica ripetizione. Si distrugge, si investe, si ricostruisce. Si cancella la memoria, e si apre un cantiere. La vera vittoria non è politica, ma industriale: cemento, energia, finanza e controllo. Mentre le ruspe spianano ciò che resta, i titoli in Borsa si impennano. Gaza, la città dei morti, si trasforma nel nuovo Wall Street del deserto.

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